Storie mai raccontate - La Danimarca II

Il secondo importante ricordo che ho della Danimarca è la profonda differenza tra le abitudini che abbiamo in Italia e quelle che ho trovato lì, e non parlo (solo) del bidè. Mi ricordo di essere arrivato a Kalundborg abbastanza "tardi", per le 21, e non c'era mezzo locale che fosse disposto a servire niente da mangiare, tutte le cucine chiuse, ricordo che al momento l'ho trovato inaccettabile. Fortunatamente, i fast food h24, come ho scoperto in quell'occasione, esistono ovunque

La casa in cui ho avuto la fortuna di stare era estremamente bella, molto spaziosa al suo interno, con un enorme salone praticamente tutto a vetri che dava sul giardino, con un tappeto elastico (ragazzi, che figata il tappeto elastico in casa). Era abbastanza lontana dalla cittadina, per cui mi ricordo questa impressione di aria, di libertà, che era quasi immediata appena mettevi il naso fuori dalla porta, se resistevi al freddo mattutino (alle 6.00 erano quasi -15°, troppo pochi per un terrone)

La cittadina costiera dove stavo, Kalundborg, aveva solo due grandi centri di interesse: la raffineria, e la cattedrale, e non so quale delle due facesse più effetto a vedersi. Ad ogni modo, l'atmosfera portuale che si respirava in città era impagabile. Ricordo che mi sono messo ad esplorare, aspettando il treno, in una giornata nuvolosa piena di nebbia, e ho salito delle scale che mi hanno portato accanto al cimitero, senza un'anima viva che camminasse per le strade, con rumori di corvi e gabbiani che si alternavano.

Dalla stazione ferroviaria si poteva vedere qualche ciminiera, e parte della zona portuale, era bello poter assistere al risveglio di tutto il paese la mattina, mentre aspettavo il treno.

Treno che, senza bisogno di dirlo, mi avrebbe portato a Copenhagen!


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